Campania, un viaggio nella vergogna dei trasporti regionali
- Matteo De Nicola
- 23 ott 2025
- Tempo di lettura: 3 min

Negli ultimi mesi abbiamo visto di tutto. Treni soppressi, autobus che non passano, pendolari bloccati per ore nelle stazioni, e la solita risposta delle istituzioni: “Ci stiamo lavorando”. Solo che nel frattempo, noi continuiamo a rimanere fermi.
La Circumvesuviana, simbolo di un fallimento
Parto dall’episodio più assurdo: il 3 ottobre 2025, centinaia di persone sono rimaste bloccate tra Pomigliano e Barra per oltre un’ora dentro un treno fermo, senza aria condizionata, con porte chiuse e nessuna comunicazione da parte del personale. Qualcuno ha avuto un malore, altri hanno forzato le porte per scendere sui binari. È successo davvero — e non è stato un incidente isolato. Pochi giorni dopo, il 7 ottobre, un altro convoglio della Circumvesuviana si è guastato in corsa tra Poggiomarino e Napoli. Corse cancellate, ritardi a catena, e decine di lavoratori arrivati tardi al turno.
EAV ha promesso “verifiche tecniche”, ma chi usa quei treni sa bene che non si tratta di un guasto: è il sistema a essere guasto.
Parliamo di una linea che serve quasi 150mila persone al giorno, con treni vecchi di vent’anni e un livello di manutenzione ridicolo. Nel 2024, secondo dati interni EAV, sono state oltre 13mila le corse cancellate. Un record di inefficienza per una regione che, sulla carta, dovrebbe essere la porta del Sud.
Le strade non vanno meglio
Se qualcuno pensa che la soluzione sia prendere l’auto, basta farsi un giro sull’asse mediano o sulla SS268 “del Vesuvio”. Buche, cantieri infiniti, carreggiate ridotte a una corsia, e un numero di incidenti che continua a crescere. L’ISTAT, nel suo ultimo rapporto, ha registrato un aumento del 18,6% di morti sulle strade campane nel 2024, con un picco del +26% solo nella provincia di Napoli.
Lo chiamano “rischio stradale”, ma la verità è che è rischio politico. Chi guida su quelle strade lo fa ogni giorno con la sensazione di essere dimenticato.
La distanza che ci divide da noi stessi
Un amico che vive a Benevento e lavora a Napoli mi ha mandato una foto del suo orologio: 2 ore e 25 minuti per arrivare in città. E non stiamo parlando di un pendolare “fuori zona”: parliamo di due capoluoghi della stessa regione. Chi vive nell’entroterra o nelle zone collinari è praticamente tagliato fuori. Non è solo un problema di spostamenti, ma di uguaglianza territoriale. Un ragazzo di Avellino ha le stesse tasse di uno di Napoli, ma non gli stessi servizi. E questo è inaccettabile.
I fondi ci sono, ma restano nei cassetti
E qui arriva la parte che fa davvero arrabbiare. La Regione ha a disposizione centinaia di milioni tra Fondi FESR 2021–2027 e PNRR Mobilità Sostenibile. Soldi veri, già stanziati. Ma a ottobre 2025, il livello di utilizzo effettivo è fermo al 23%. Il resto dorme tra bandi, gare d’appalto, proroghe e studi di fattibilità infiniti.
Nel frattempo, chi lavora, chi studia, chi si sposta ogni giorno, paga le conseguenze di questa lentezza. Paghiamo tutti: in tempo, in stress, in occasioni perse.
Basta scuse, serve serietà
A volte leggo i commenti sotto ai post: “Ma possibile che parliamo sempre dei treni?”. Sì, è possibile. Perché da lì si vede chi amministra e chi finge di farlo. Quando una linea resta ferma per ore, non è solo un disagio: è un pezzo di economia che si spegne. Un’azienda che perde produttività, un ragazzo che perde un colloquio, un ospedale che riceve il personale in ritardo.
Ogni treno che non parte in orario è il simbolo di un sistema fermo, di dirigenti che si guardano le carte invece di guardare la realtà. E il punto non è “di chi è la colpa”, ma perché non cambia mai nulla. Da anni le promesse sono le stesse, i treni pure, e i cittadini restano sempre sullo stesso binario — quello sbagliato.
Una conclusione amara ma vera
La Campania non è povera: è malgestita. I soldi ci sono, la gente che lavora pure. Quello che manca è la volontà di fare le cose, e di farle bene. Chi si muove ogni giorno in questa regione non chiede miracoli: chiede rispetto. E il rispetto, in una terra come la nostra, dovrebbe partire da una cosa semplice: un treno che parte e arriva in orario.
%20(5).png)




Commenti