top of page
MANIFESTI a1.png

Campania, la sicurezza che manca: tra strade killer, vulcani e illegalità diffusa

Campi Flegrei, Napoli
Campi Flegrei, Napoli

C’è un tema che in Campania non fa notizia finché non muore qualcuno: la sicurezza del territorio. Eppure, è la base di tutto. Senza strade sicure, non c’è lavoro. Senza piani di emergenza, non c’è fiducia. Senza legalità, non c’è libertà.



Strade che uccidono, numeri da guerra civile

Nel 2024, secondo i dati ISTAT, in Campania gli incidenti stradali mortali sono aumentati del 18,6% rispetto all’anno precedente. Le vittime sono state 261, contro le 220 del 2023. Solo nella provincia di Napoli, il dato è drammatico: +26%, con 111 morti in un anno.

Sono numeri che non si spiegano solo con la disattenzione. Si spiegano con strade dissestate, manutenzioni mancate, segnaletiche inesistenti, illuminazione precaria e controlli a singhiozzo.

Basta percorrere la Statale 268 del Vesuvio o l’Asse Mediano per capire: tratti di asfalto pieni di buche, guardrail arrugginiti, carreggiate che si restringono senza preavviso. Eppure, ogni anno, si stanziano milioni per la sicurezza stradale. La domanda è: dove finiscono?



La paura silenziosa dei vulcani

A marzo 2025, una scossa di magnitudo 4.6 ha fatto tremare i Campi Flegrei. Qualcuno l’ha presa come un segnale passeggero, ma chi vive lì — a Pozzuoli, Bacoli, Agnano, Pianura — non dorme più sereno da mesi. Il bradisismo non è un fenomeno nuovo, ma la differenza è che oggi mancano piani d’evacuazione aggiornati, protocolli di emergenza chiari e comunicazione seria con i cittadini.

Il Vesuvio, invece, è il grande silenzioso. Da settant’anni dorme, ma resta uno dei vulcani più pericolosi d’Europa. Nella zona rossa vivono quasi mezzo milione di persone, 286mila solo a Napoli. E il piano nazionale di emergenza, teoricamente in vigore, è fermo a una bozza del 2019.

Cosa accadrebbe se domani scattasse l’allarme rosso? Evacuare 500mila persone in 72 ore è logisticamente impossibile con le infrastrutture attuali. Eppure, la politica si limita a parlare di “tavoli tecnici” e “simulazioni periodiche”. Sulla carta, tutto funziona. Nella realtà, no.



Disastri annunciati: quando l’assenza diventa colpa

In Campania, ogni emergenza è prevedibile. Non c’è bisogno di un terremoto per capire dove crollerà il prossimo muro. Le frane nel Cilento, gli allagamenti a Caserta, le crepe nei palazzi di Napoli Est: tutti segnali ignorati, da anni.

La Protezione Civile fa quello che può, ma senza mezzi, senza personale e spesso senza coordinamento con le amministrazioni locali. I Comuni più piccoli non hanno nemmeno un piano di rischio idrogeologico aggiornato. E quando succede qualcosa, arriva il solito copione: “Stiamo valutando, apriremo un’inchiesta”. Ma intanto la gente paga — in tasse, in paura, e a volte in vite.



La sicurezza come dovere, non come favola

C’è una parola che sembra scomparsa dal lessico politico campano: prevenzione. Si interviene solo dopo, mai prima. Eppure la sicurezza del territorio non è una spesa: è un investimento. Perché ogni ponte messo in sicurezza oggi, evita tragedie domani. Ogni simulazione fatta bene, salva vite vere. Ogni controllo sui cantieri, protegge chi lavora e chi viaggia.

È ora di capire che la sicurezza non è burocrazia, è disciplina. Serve un piano chiaro, una catena di comando forte, e la fine del caos istituzionale che fa perdere mesi tra una firma e l’altra. Non si può aspettare che Roma decida ogni volta. Le Regioni devono tornare a essere presidi di protezione e ordine, non uffici stampa di emergenze.



Legalità: la sicurezza che parte dalle strade

C’è poi un altro tipo di sicurezza, quella contro la criminalità diffusa, che spesso si intreccia con la mancanza di controllo sul territorio. Dove lo Stato arretra, arriva chi occupa spazi e quartieri con altre regole. Lo abbiamo visto a Caivano, dove il governo ha dimostrato che la presenza dello Stato può cambiare davvero le cose: più agenti, più telecamere, più controlli. Il “Modello Caivano” non deve restare un’eccezione, ma diventare una linea di condotta per tutta la Campania.

Le città devono tornare ad appartenere ai cittadini onesti, non a chi vive di sopraffazione. E questo richiede presenza, non parole: pattuglie, risorse e responsabilità.



Sicurezza significa libertà

In una terra dove basta una pioggia forte per bloccare tutto, dove un treno in ritardo può durare ore e una scossa mette in fuga interi quartieri, parlare di “normalità” è un lusso. La sicurezza non è un privilegio da ricchi: è il primo diritto di chi lavora, vive e cresce qui.

Chi governa deve ricordarlo: la sicurezza non è un tema tecnico, ma una promessa morale. E mantenerla non è facoltativo — è un dovere verso la propria gente.

Perché una regione che non sa proteggere se stessa, non potrà mai definirsi davvero libera.


Commenti


bottom of page